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di Alessandra Oliva

Agata – Sacro e profano part 4

Come di consueto, di tanto in tanto mi diverto a fare un salto nella storia dell’arte, e nella preziosa miniera di ispirazioni creative che può dare. Nonostante non sia un tema alla moda e nonostante possa apparire un po’ stravagante e di nicchia, mi piace restare fedele alle mie passioni e a ciò che la divina Marchesa Casati insegnò in tema di creatività e stranezze. Continuo così la serie di foto dedicate al tema del sacro e profano; dopo essere stata una Madonna barocca, una Santa Rosalia moderna e una Madonna celeste, questa volta sono stata affascinata dall’immagine di un’altra celebre icona siciliana, Sant’Agata.

La patrona di Catania, protettrice delle donne e protettrice contro tutte le calamità legate al fuoco (secondo la devozione religiosa avrebbe salvato la bella Catania per sette volte dalla lava dell’Etna), è uno dei soggetti più affascinanti nella storia dell’arte e nel folclore popolare.

Vissuta nel terzo secolo d. C., fu imprigionata e martirizzata col supplizio del taglio dei seni e dei carboni ardenti per non aver voluto abiurare la fede cristiana, ed è tutt’ora una delle sante più venerate, soprattutto in Sicilia.

Nella pittura post caravaggesca e barocca, la raffigurazione di Agata è stata molto diffusa, probabilmente perché la storia del suo terribile martirio era perfetta per quel periodo storico in cui temi sanguinari legati alla santità e al cattolicesimo dovevano lanciare un certo messaggio anti “eresia” protestante.

Così, in un “600 che è tutto un trionfo in pittura di teste mozzate, scene violente e martiri di ogni genere, la scena del martirio della santa dai seni strappati e offerti su un piatto è una delle più rappresentative di quel gusto artistico.

Ho voluto reinterpretare questo tema affascinante e crudele ispirandomi alle tele di Caravaggio, coi suoi fondali neri e la luce che colpisce e scolpisce la figura.

Una reintrepretazione non ortodossa e un po’ fantasiosa, perché sul vassoio d’argento due pasticcini rappresentano i seni del martirio, ma del resto a Catania si mangiano le “minne di Sant’Agata”, cassatine di ricotta coperte di glassa bianca e dalla forma simile a quella dei seni femminili.

È senpre bello creare e giocare con l’arte, per ricordarci che è una cosa viva e non sepolta dai secoli, e per credere ancora che la bellezza salverà il mondo (forse), come diceva qualcuno.

Buona settimana, fashion people!

Inspirations

Sant’Agata, Guido Cagnacci, 1640

Sant’Agata, Berbardino Luini, 1520

Maddalena in estasi, Caravaggio, 1606

 

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