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di Alessandra Oliva

Corè – Il valore dell’unicità

Corè

Ph Andrea Bono – Lucia Altadonna Photographer

Omaggio a Corè, “distruttrice della mediocrità”. Corè, italianizzato dal greco Korè, era il nome della dea degli Inferi; con questo soprannome D’Annunzio ribattezzò la Marchesa Luisa Casati.

Eccentrica vera, creativa, musa, strega, femme fatale, icona di stile ed emblema del vivere inimitabile, alla sua potente ispirazione di moda e di vita dedico, dopo alcuni mesi dal primo, questo secondo post.

Non solo perchè ho per questo personaggio una grande passione, ma perchè la Signora ha molto ancora da raccontare, e soprattutto da insegnare, a questi tempi in cui viviamo, così poveri di idee originali, di creatività, e così spesso mancanti del valore dell’unicità.

Ha molto da insegnare non solo in fatto di moda, ma anche, e soprattutto, di vita: la storia della Casati, al di là del suo eccentrico e inquietante personaggio, è infatti la storia di una donna che con estrema determinazione e coraggio, con sprezzo dei luoghi comuni e di quel che “la gente” pensava, seppe restare fedele a se stessa, coerente con la sua visione della vita e col suo voler essere un’opera d’arte vivente fino agli ultimi anni, vissuti in miseria e anonimato a Londra. Quando la Belle Epoque, di cui lei era stata una delle indiscusse regine, era ormai tramontata da un pezzo, quando il suo immenso patrimonio lo aveva già prosciugato, quando La Casati, come la chiamavano tutti, era ormai solo una anziana signora quasi grottesca col suo cappotto leopardato consumato dagli anni e l’eterno trucco da femme fatale sul viso raggrinzito.

Non aveva forse previsto, la Signora, che oltre a restare immortale nelle numerose opere d’arte che la ritraggono, sarebbe divenuta una altrettanto immortale icona di stile per il mondo della moda e per tutti gli esteti. Tutt’ora esistono siti web e hastag a lei dedicati, mentre la sua suggestione in fatto di moda continua ad ispirare, anche quando non è dichiarata, ogni collezione e look che voglia raccontare lo stile dark, la Belle Epoque, il nero assoluto, le stampe animalier, un misto insomma di raffinatezza ed eccentricità.

Corè amava più la notte e il turbamento che il giorno, e sceglieva l’oscurità del nero come scenario prediletto da cui emergere come un’apparizione. Le sue messe in scena non erano solo delle messe in scena, ma un’espressione creativa della sua personalità, rappresentazione vivente di idee estetico-artistiche che le frullavano in testa, e che il suo artista “di corte”, Alberto Martini, doveva essere pronto a immortalare subito in disegni (come quando lo chiamò da Parigi dicendogli di correre subito da lei per raffigurarla come Cesare Borgia al femminile).

In questo senso, è stata un’anticipatrice della body art, ma anche dei fashion blog – quelli non omologati alla massa, ovviamente, perchè l’omologazione non potrebbe appartenere al senso del vivere inimitabile.

In un secolo povero di icone potenti, che vivano oltre l’effimera gloria del momento, in un’epoca in cui domina la legge dell’omologazione, La Casati può ancora insegnarci il valore dell’essere unici e diversi, a dispetto delle mode, dei clichè, delle convenzioni sociali. Questa è la sua più profonda ispirazione, al di là del potente fascino da donna pantera dell’ultima delle femmes fatales.

Buon fine settimana, fashion people!

Dress: H&M / Shoes: Roberto Cavalli / Collar: Mazzanti Piume / Earrings: vintage

 

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