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di Alessandra Oliva

Le mille e una notte reloaded

Le mille e una notte

Ph Simone Ridi

Location: Giardino Bardini, Firenze

Le mille e una notte, l’ispirazione della Casati e un giardino da fiaba. Ovvero, come reinterpretare il caftano  in chiave elegante e con nostalgie rétro.

Diana Vreeland, grande giornalista di moda, definì il caftano un capo “alla moda per bella gente”, dunque un capo da salotti ricchi, emblema di lusso ed eleganza. Una definizione ben lontana dall’uso attuale di questo affascinante abito di origine mediorientale, che oggi spesso ci viene proposto come copricostume e nella sua versione corta, più casual, da indossare come una camicia.

Le origini del caftano, in realtà, ben si sposano con la definizione che ne diede la Vreeland. Nato nell’antica Mesopotamia, si trova raffigurato nell’arte dell’antica Persia già nel 600 a.C., mentre la sua più lussuosa espressione risale ai tempi dell’ impero ottomano, dove veniva indossato dai sultani. Un abito dunque da Mille e una notte, che richiama fascinose atmosfere fatte di opulenza e mistero.

In questa chiave di  eleganza esotica lo stile di origine persiana, che comprendeva pantaloni alla turca, tuniche velate e caftani, fu proposto in Europa da uno degli inventori della moda moderna, Paul Poiret. Nei primi anni del Novecento fu, non a caso, uno degli stilisti di riferimento della Marchesa Casati, appassionata dello stile persiano, oltre che dei look da dark lady. Ma oltre a lei, vestì nobildonne, ricche signore e celebrità con i suoi abiti arabeggianti.

Ripensando a questa mescolanza di ispirazioni, ho tirato fuori dall’armadio un bellissimo caftano mai indossato e  preso in Marocco. Un esempio, anche se moderno, di quell’antica e lussuosa eleganza araba tutta da riscoprire e sperimentare.

Buona settimana, fashion people!

Le mille e una notte

Caftano: from Marocco / Turban: Ambrosiap Headbend / Shoes: Floreiza

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