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di Alessandra Oliva

La musa inquietante

“Thy strong arms are around me, love

My head is on thy breast;

Low words of comfort come from thee

Yet my soul has no rest.”

Elizabeth Siddal

Ph Simone Ridi

Muse di arte e di moda: Lizzie. Al secolo Elizabeth Eleanor Siddal, nata a Londra nel 1829. Il volto femminile più celebre dell’Ottocento inglese, ma soprattutto l’incarnazione di un ideale di bellezza, quello della pittura preraffaellita, che ha gettato una lunga scia di fascino fino ai giorni nostri. Un’ideale di bellezza eterea e sognante che dall’arte è arrivato alla moda; una visione della femminilità fatta di grazia, leggiadria, ma anche di inquietudine e di tormento. Il lato oscuro e malato della bellezza, il mescolarsi di realtà e sogno: sono proprio questi i segreti del fascino sempre attuale di quella pittura, e di colei che fu la sua più famosa musa ispiratrice.

Chi era Elisabeth Siddal? Una ragazza diciottenne di umili origini che col suo viso diafano, l’aria malinconica e la cascata di splendidi capelli rossi folgorò il pittore Walter Dewerell quando la vide per la prima volta, come un’apparizione di sogno, nella sartoria di un grande magazzino di Londra.

Sembrava uscita da quel medioevo fiabesco spesso raffigurato dagli artisti preraffaelliti,  di cui divenne la modella preferita: a partire da John Millais, che la rese un’indimenticabile Ophelia nel quadro che tutt’ora è il manifesto di quella corrente artistica.

Per interpretare con il massimo realismo il ruolo di Ophelia annegata, la Siddal fu costretta a rimanere per ore immersa in un vasca da bagno, e ci rimase anche quando si ruppe una delle lampade che servivano a riscaldare l’acqua. Le venne così una bronchite cronica che segnò per sempre la sua già fragile salute. Ma soprattutto, Lizzie fu la musa e la donna di Dante Gabriel Rossetti, il più famoso artista preraffaellita; un intenso e tormentato legame amoroso che sfociò in un tardivo matrimonio, e che continuò ad ossessionare Rossetti anche molti anni dopo la morte della moglie.

Lizzie morì infatti nel 1862 ad appena 33 anni per overdose di laudano – il sedativo dell’epoca – e l’amato Dante Gabriel fece riesumare il suo corpo dopo sette anni per riprendere il manoscritto di poesie d’amore dedicate a lei, che aveva fatto porre nella bara. Da questo macabro episodio, si diffuse la leggenda del corpo di Elizabeth rimasto intatto e dei suoi lunghi capelli che avrebbero continuato a crescere nella bara.

Una storia di arte, d’amore e di morte, quella di questa musa immortale, una donna fragile ma determinata che volutamente consacrò la sua vita all’arte, per esserne strumento e insieme regina.

Una storia anche di moda. Perchè l’arte è stata sempre strettamente legata alla moda, e si influenzano a vicenda.

Gli abiti leggiadri e neo-medievali delle donne di quei quadri, che appaiono come madonne profane o eteree fanciulle velate di malinconia, la moda delle stampe floreali e del tema bucolico, sono infatti un’eredità della pittura preraffaellita.

Questo post è un omaggio a quell’ideale di bellezza piena di grazia e di malinconia, ma un omaggio soprattutto a lei, Elizabeth, la musa inquietante. L’angelica creatura di sogno sospesa tra due mondi; immaginazione e realtà, spirituale e carnale.

Dress: Le streghe / Shawl: handmade

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