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di Alessandra Oliva

La divina marchesa

Ph Simone Ridi

Location: Ville medicee La Petraia e La Reale, Castello (Fi)

“La Divina Marchesa”: così  Gabriele D’Annunzio ribattezzò, essenzialmente ed efficacemente, Luisa Casati. E così è rimasta nella storia questa donna molto particolare, oggi quasi dimenticata, che merita invece decisamente di essere riscoperta e ricordata.

Chi era Luisa Amman Casati? Una ricchissima ereditiera milanese, rimasta orfana da ragazza, che decise di trasformare sè stessa e la sua vita in un’opera d’arte. Eccentrica, colta, raffinata, musa di svariati artisti – da Boldini, il pittore della belle epoque, a Balla e Boccioni – , avida collezionista d’arte, animatrice di salotti, appassionata di esoterismo, la marchesa Casati è stata una delle donne più celebri della prima metà del Novecento.

Coi suoi capelli corti dal rosso fiammeggiante, il trucco teatrale da dark lady, e il suo carattere forte e indipendente, incantava gli uomini che la conoscevano, o che la sceglievano come musa ispiratrice. Per Jean Cocteau era “il più bel serpente del paradiso terrestre”, mentre D’Annunzio, a cui fu legata da una lunga relazione, la chiamava Koré, uno dei nomi della dea degli Inferi Persefone, nelle lettere appassionate che le scriveva.

Vivere come un’opera d’arte: il ferreo proposito che la marchesa si scelse per la vita, e che portò fino alle estreme conseguenze. Diventare un’opera d’arte vivente significava indossare abiti che non erano abiti, ma costumi di scena. Scegliere arredi unici ed esotici per la propria dimora. Celebrare il gusto del travestimento, come nelle sue splendide feste in maschera a Venezia, una delle città da lei più amate. Trasformare il proprio corpo in un’opera artistica, anticipando quella che oggi è la body art. Volere e sapere sbalordire, fregandosene dei giudizi della società.

Una vita vissuta tra eccentricità da ricca nobildonna e amore per la bellezza in tutte le sue forme, dall’arte alla moda, e conclusa in miseria a Londra, sommersa dai debiti. Il prezzo da pagare per vivere al di fuori del comune e al di fuori dei luoghi comuni. Il fascino maliardo e a tratti dark di questa donna eccezionale sta proprio nel suo anticonformismo autentico, e nel suo gusto estremo per il bello che non era solo vuoto narcisismo (come accade in questi tempi poveri di persone e personaggi eccezionali), ma profonda volontà di essere unica. Oggi l’unicità, come pure l’essere sopra le righe, è qualcosa di molto scomodo da gestire; essere unici e diversi dalla massa può costare un prezzo altissimo. Un discorso che vale particolarmente per l’Italia, come spiega bene Luca Scarlini, autore di una biografia sulla Casati:

“L’Italia, forse, l’ha dimenticata perché l’Italia non ama gli eccentrici; ma in Francia – in tutte le memorie della belle époque – è sempre stata ben presente, e ancora più è stata presente in Inghilterra, dove ha finito la propria vita povera in canna. Lì è stata fra gli antesignani del glam rock, visto che i famosi capelli rosso fiamma di Ziggy Stardust  di Bowie sono probabilmente ispirati ai suoi.”

E a proposito di moda, è proprio questo il mondo che non ha mai dimenticato La Divina Marchesa, spesso fonte di ispirazione per le collezioni di John Galliano, Chanel e altri, grazie al suo stile dark raffinato ed eccentrico.

Il suo fascino immortale ha conquistato e ispirato anche me, in un racconto fashion-fotografico in cui l’indimenticabile dark lady rivive in chiave più moderna, ma senza perdere i suoi orpelli da nobildonna, il suo trucco intenso, e soprattutto la sua essenza drammatica e sensuale.

Buon fine settimana, fashion people!

Dress: Little prices / Fur: vintage / Boots: Lenci / Collant: Emilio Cavallini

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