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di Alessandra Oliva

Geisha memories- Il culto della bellezza

“La geisha è un’artista del mondo che fluttua: canta, danza, vi intrattiene; tutto quello che volete. Il resto è ombra, il resto è segreto.”

Memorie di una geisha

Ph: RD photo

“Ricorda, Sayuri: noi geishe non siamo cortigiane, e non siamo mogli. Vendiamo la nostra abilità, non il nostro corpo. Creiamo un altro mondo, segreto… un luogo solo di bellezza. La parola geisha significa artista, ed essere geisha vuol dire essere valutata come un’opera d’arte in movimento.”

Queste parole, tratte dal film Memorie di una geisha (2005), sono un incisivo ritratto di un mondo antico destinato a scomparire: quello delle geishe giapponesi. Non prostitute, come erroneamente interpretato dalla cultura americana, e nemmeno donne sottomesse come schiave al volere maschile, ma intrattenitrici raffinate, artiste poliedriche esperte nell’arte della musica, della danza e della conservazione. Un mondo ormai quasi estinto – le comunità che resistono sono principalmente quelle di Tokyo e di Kyoto – e in parte avvolto dal mistero anche per gli stessi giapponesi, poichè le geishe hanno sempre conservato gelosamente alcuni secolari segreti della loro professione.

Ma che significato aveva, esattamente, questa figura entrata nel mito?

La geisha era la figura femminile che compensava il ruolo più limitato che aveva una moglie (solitamente poco attraente, assolutamente sottomessa all’uomo e priva di una propria personalità), dando all’uomo ciò che non poteva trovare tra le mura domestiche. Il mutamento della condizione femminile dei giorni nostri è una delle ragioni per cui la geisha è in via d’estinzione, oppure spesso è diventata solo un’attrazione turistica ben lontana dal ruolo e dal significato che ha avuto fino al secondo dopoguerra.

Ma torniamo a quel “mondo che fluttua”, a quel mondo così profondamente intriso di grazia, di femminilità e di bellezza, da esercitare ancora un potente fascino, facendoci rimpiangere un’eleganza e un savoir faire femminile che la volgarità di questi tempi non conosce più. Le abilità di una geisha comprendevano tutti gli aspetti collegati al senso della bellezza e dell’armonia: un culto della bellezza che comprendeva azioni apparentemente banali, come servire elegantemente una tazza di té, ma anche qualità intellettuali e artistiche, come saper condurre una brillante conversazione capace di sedurre e di intrattenere con grazia gli uomini.

E che dire dell’aspetto che riguarda la moda?  La bellezza elaborata e quasi architettonica dei loro kimono – costosissimi e pregiati – , così come il trucco caratteristico e minuzioso, ha reso queste donne delle icone di stile immortale. Proprio prendendo ispirazione da questo stile e atmosfera, e da come sono raccontati in Memorie di un geisha, ho realizzato queste foto. Indosso uno splendido haori in seta degli anni Quaranta, protagonista del look, con lo sguardo rivolto alla bellezza avvolta di grazia e mistero di Sayuri, la geisha custode di un mondo segreto.

Buona visione, fashion people.

I was wearing

Haori: Japanese vintage by La Pietra Stregonia / Skirt: New collection / Umbrella: Handmade in Thailand

 

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