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di Alessandra Oliva

La Belle Dame sans Merci

La Belle Dame sans Merci

Ph: Simone Ridi

Location: Giardino Bardini, Firenze

 

La Belle Dame sans Merci, ovvero “La bella dama senza pietà”, è una ballata del 1819, del poeta inglese John Keats, il cui fascino enigmatico e fatato è giunto fino a noi; soprattutto grazie alla pittura preraffaellita, dove fu un tema molto amato e popolare.  La poesia, in un’atmosfera da fiaba gotica, racconta l’incontro tra un cavaliere senza nome, immerso in un paesaggio desolato, e il poeta. Il cavaliere racconta di come un giorno si sia imbattuto in una misteriosa donna di grande bellezza, che diceva di essere figlia di una fata e di amarlo; lui, sedotto dalla sua malia, si fa condurre dalla dama alla Grotta degli elfi, dove si addormenta. Durante il sonno, il cavaliere ha una visione di pallidi principi e re, che lo ammoniscono: “la bella dama senza pietà” lo ha preso nella sua rete ed egli è in suo potere. Quando il cavaliere si sveglia si ritrova di nuovo solo sul colle desolato, dove rimane ad attendere, vagando sconsolato.

Una poesia che mescola il tema “amore e morte”, tanto caro all’epoca vittoriana, con il fascino del mito cavalleresco e delle antiche fiabe sulle fate; fate che spesso sono non creature benevole, ma ammalianti e crudeli Circe che nascondono dietro la loro bellezza un aspetto inquietante e fatale.

Ispirandomi a queste suggestioni artistiche dal mood romantico-gotico, mi trasformo in una dama che, vestita di fiori autunnali, si aggira negli spazi fatati di un antico, incantevole giardino di Firenze.

Tra boschetti all’inglese, eleganti balaustre che si affacciano sulla città, e uno scenografico pergolato che assomiglia quasi a una grotta delle fate, la Belle Dame sans Merci cammina sospesa tra realtà e immaginazione.

“Una signora in quei prati incontrai,

 lei, tutta la bellezza di figlia delle fate aveva,
 
chiome assai lunghe, e leggeri i suoi piedi,
 
ma selvaggi i suoi occhi.
 
 Io mi stetti con lei, sul mio cavallo
 
al passo, e nessun altro vidi in tutto il giorno;
 
seduta di traverso modulava
 
un canto delle fate.
 
 Lei procurò per me grate radici,
 
vergine miele e rugiadosa manna,
 
e in linguaggio straniero poi mi disse:
 
– Io t’amo veramente.
 
 Nella grotta degli elfi mi condusse,
 
e lì pianse, e sospirò di tristezza,
 
ma i suoi occhi selvaggi io tenni chiusi,
 
con quattro baci.
 
 Ivi lei mi cullò, fino a dormire,
 
e lì sognai: vidi principi e re, pallidamente,
 
scialbi guerrieri smunti, color morte erano tutti
 
e gridavano a me: – La bella dama che non ha
 
pietà, t’ha reso schiavo!
 
 Le lor livide labbra scorsi nella penombra,
 
che m’avvertivano: – L’ampia voragine orrendamente
 
s’apre! – Allora mi svegliai, e mi scopersi qui,
 sopra il declivio del freddo colle.”
John Keats

I was wearing

Dress: Little Prices / Flower crown: Ilaria Creazione Cappelli

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“La Belle Dame sans Merci”

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